indirizzo: Contrada Macrano, Castelvecchio Subequo

Descrizione

Era uno dei centri abitati in cui era diviso il territorio dei Peligni: Sulmona, Corfinio e Superaequum che era un nodo stradale tra Vestini, Marsi e Marrucini. 
La città doveva essere non molto lontana dall’attuale abitato di Castelvecchio Subequo, nella contrada Macrano, dove sono stati ritrovati reperti di grande valore archeologico riguardanti i Superequani. 
La città sorse nella seconda metà del I secolo a.C. come centro municipale di una popolazione abitante per lo più in vici sparsi sulle colline della Conca Subequana. La civiltà di Superaequum non fu inferiore a quella di Corfinio, né a quella di Sulmona, proprio grazie alle relazioni con i popoli vicini e alla sua posizione strategica, che la rendeva nodo di comunicazione fra Vestini, Marsi e Romani. Di questa civiltà ci sono giunti resti di mura antiche, acquedotti, pavimenti a mosaico, ruderi di edifici in opus reticulatum, resti di templi pagani, lapidi, armi e monete. 
Nella zona, presso la Fonte Sant’Agata, nel 1921 fu rinvenuto un cippo dedicato ad Ercole con una duplice iscrizione: SA SEIO VOLENTIERI AL SUO PATRONO ERCOLE DA’ IN DONO METALLI LAVORATI - SEIO SA AD ERCOLE VINCITORE. Si tratta della lingua latina frammista ad elementi dialettali Osco-Umbri e locali, risalenti al II-I sec. a.C.. Vicino al cippo furono ritrovati dei bronzetti raffiguranti la stessa divinità che reca nella mano destra una clava, mentre nella sinistra sostiene una pelle di leone: doni votivi del popolo al dio. Tale rinvenimento ha permesso agli studiosi di supporre la presenza  nelle immedite vicinanze di un tempio dedicato ad Ercole e che la popolazione doveva essere devota a tale divinità. Anni prima, già il Mommsen aveva rintracciato nel territorio di Superaequum una lapide dedicata ad Ercole con l’iscrizione: SEX VIBUS SEX CARUS HER D.D.L.M. (Sesto Vibio Sesto Caro dedicarono ad Ercole con riconoscente memoria). 
Nel luglio del 1943 fu inoltre rinvenuta una catacomba cristiana del IV secolo: si tratta di una galleria che si compone di due bracci, ciascuno di circa 20 metri, che si succedono ad angolo retto. Le pareti accolgono numerosi sepolcri, in gran parte intatti, ancora chiusi cioè da una muratura antistante; su alcuni di essi si legge il nome del defunto con la data della sepoltura.